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Los Correos de la Mar

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Atto 3° - I Racconti

La lunga rotta del Gindungo - Dal diario di bordo
Marzo 2006 – Isola di Saó Vicente - Capo Verde

Leggendo quello che mi scrive Andrea via mail riguardo la sua prima avventura in Africa come Corriere del Mare, non posso fare a meno di tornare con la memoria a circa 10 anni fa.

 

     

Isole di Capo Verde (Davide di Gindungo)

 

Era il 1997, un atterraggio fuori programma (per l’avaria del motore della Curuca, il vecchio Franchini 37 che stavo trasferendo in Costa Rica), mi vede bordeggiare tra relitti e altre barche alla fonda nella rada di Mindelo: guadagnavo così il mio ormeggio di fortuna…

Grazie alla permanenza forzata in Sào Vicente venivo via via a scoprire una realta’ lontana anni luce dal nostro modo di vivere occidentale: la rassegnata e dignitosa povertà della gente, i bambini che vivevano per la strada, i “ragazzi della spiaggia” che si facevano coraggiosamente avanti chiedendo se potevano lavorare per te….

Vivevo quei giorni e quelle settimane una quotidiana realtà fatta di periferie, di favelas, di persone e di famiglie.
Il vivere alla giornata, giorno dopo giorno, per sopravvivere… Quanti bambini, quanti bambini soli…
Un caro ricordo ho di Tony (molti naviganti passati a Mindelo hanno conosciuto Antonio Oliveira Baptista detto Tony)… in un mese mi ha insegnato a capire la gente di Capo Verde, mi ha insegnato a capire e ad apprezzare il posto in cui viveva, la dignità e la povertà…

Eleonora, mia moglie, doveva raggiungermi ai Caraibi per Natale, ma ai Caraibi non ci sarei arrivato prima di Febbraio o Marzo, i pezzi di ricambio per il motore erano introvabili e bisognava improvvisare…

“Eleonora, riempi tutte le valigie che trovi con vestiti da bambino, scarpe e tutto quello che riesci a trovare prima di partire…”

Eleonora arrivò con Letizia e Francesco, i miei due figli (che esperienza fu anche per loro!!!) e carica all’inverosimile di cose da distribuire,… qui a Mindelo.

Quella fu in assoluto la mia prima esperienza di tipo… umanitario, impossibile dimenticare quei sorrisi… ed il cuore si colmava di una nuova gioia!

Anno 2006: oggi Tony non c’è più, ho fatto fatica a credere come qui è facile morire anche a 45 anni, solo perché non si ha la possibilità di comprarsi delle medicine o farsi visitare da medici specialisti… ma la vita va avanti…
 
I palazzi e gli alberghi continuano a moltiplicarsi ed anche i turisti continuano ad arrivare, sempre più numerosi, soprattutto quelli che qui arrivano per misere avventure sessuali, approfittando di situazioni note e comuni a tutti i paesi poveri del mondo…

Arrivano anche tante barche, da questa ultima tappa partono poi per le Americhe o altri paesi africani, ed ora… cominciano ad arrivare anche i “Corrieri del Mare”.

 

     

Isole di Capo Verde (Davide di Gindungo)

 

E sì! eccomi ancora qui che gironzolo per le vie di Mindelo.
Questa volta non sono solo: Luigi, un amico di Ferrara conosciuto a Las Palmas mi ha seguito fino a qui e collabora attivamente come volontario dei Corrieri… cercava un imbarco per i Caraibi a Las Palmas e si ritrova in quello che lui ha simpaticamente definito un fuori programma di “lezioni di vita”.

Sono felice che ci sia anche lui…grazie Luigi per aver pazientemente sopportato tutti quei giri interminabili per le strade di Las Palmas tra uffici, consolato, Caritas, Croce Rossa….
Tutte quelle lunghe riunioni serali sul Gindungo, dove si decideva, si organizzava, si mangiava e semplicemente si stava insieme, marinai e non solo di diverse nazionalità: tedeschi, austriaci, svizzeri, francesi, spagnoli, danesi, italiani,… si scriveva, si traduceva, si lavorava fino all’una, alle due di notte, e la mattina… giri interminabili.

Che idea, che impegno…?

Ora Luigi ha navigato per un po’ in Oceano, non ha realizzato completamente il suo sogno di traversare ma è felice ugualmente: siamo sulla spiaggia (Playa Wilson a Mindelo) ed una miriade di bambini ci regalano sorrisi smaglianti per gli inattesi regali che stanno ricevendo dai Corrieri.

Non è Natale, non è il compleanno di nessuno, ma sanno nel cuore che qualcuno si sta occupando di loro e sono felici, anche se per pochi attimi…. Sorrisi che ci riempiono il cuore di gioia…

“Luigi quando vuoi… per te il Gindungo sarà sempre una seconda casa…”

Mindelo (Isla Sao Vicente), Palmera (Isla do Sal) e poi Praya (Isla do Santiago) …. Salvador de Bahia (Brasile).

 

   

P.to Lindo-Panama (Riccardo di Almudena)

 

Riccardo con Almudena sono arrivati a Colon, sto aspettando che mandi fotografie che documentino la loro consegna panamegna; Vela Bianca con Doreen e Mathias sono in Gambia, anche loro… Coral Green con Peter e Rosy in viaggio per Martinica. Horacio è ancora in cantiere a Las Palmas a seguire i lavori della sua barca e Tim rimarrà ormeggiato ancora qualche mese nel marina del Puerto de La Luz, ma tutti loro collaboreranno con la base insieme a Yeanne, Martha, Ico, l’avv. Stumpo Franco, il console d’Italia Carlos de Blasio ed i tanti altri volontari che Los Correos de La Mar ha reclutato…

Davide Freschi

 

Dal diario di bordo di NasoBlu

Marzo 2006 – Dakar, Senegal


Sono appena arrivato in Africa, ed è già ora di iniziare il lavoro per il “Correos de la Mar”, le soste a Las Palmas per il mal tempo e per la fondazione dell’associazione hanno ridotto ad un solo mese il tempo della mia permanenza qui in Africa: il tempo a mia disposizione è veramente poco.

Oggi sono arrivati a bordo Fallou e Mbay (fratelli di Khali, presidente dell’associazione Afrocanaria, nostra collaboratrice a Las Palmas), i miei contatti senegalesi che mi faranno da guida per la distribuzione dei 40 tra cartoni e sacchi di vestiario raccolti a Las Palmas per i bambini che vivono nelle scuole coraniche della zona della cittadina di Bambey.

 

   

Senegal-Bambey (Andrea di Naso Blu)

 

Ci accordiamo per domani mattina, servirà una macchina per fare tutti i giri che servono ad esplicare le pratiche doganali e di immigrazione, dopodomani le vetture saranno due: una per noi ed una per il materiale.

In Africa, mi avevano detto, il tempo ha una dimensione diversa e gli africani arrivano agli appuntamenti con orari che sono solo loro.
Questa mia mentalità europea fatta di orari esatti e appuntamenti precisi mi fa innervosire dopo la prima ora di ritardo, dopo la seconda sono già più rilassato e sono sdraiato all’ombra a leggere un libro.

Fallou arriva con una Mercedes enorme, sfoggiando un sorriso di denti bianchissimi mi dice: "... per una grande operazione come quella che l’associazione sta per compiere serve una grande macchina!"

Fortuna che gli amici dell’associazione Sadhana International di Livorno si sono offerti di collaborare per coprire i costi del noleggio auto per questa prima operazione.

Corse e lunghe attese per tutta la giornata, qualche mancia e alla fine siamo regolarmente entrati in Senegal e gli aiuti sdoganati come beni in donazione... giornata faticosa.
Domani alle otto si parte per Bambey!

 

   

Senegal-Bambey (Andrea di Naso Blu)

 

Primo inconveniente: il furgoncino noleggiato non arriva, sparito insieme al suo autista ed i 40 euro lasciati di acconto sul noleggio!
Noleggiamo un taxi per l’intera giornata e carichiamo tutti i sacchi e cartoni nel bagagliaio e sopra il tetto e partiamo!

Nel primo pomeriggio arriviamo a Bambey dove la famiglia di Falluo e Mbay ci aspetta, pranzo e poi subito al lavoro. Contattiamo un Marabù (sacerdote islamico) amico del padre di Fallou e Mbay e ci facciamo dare un elenco di scuole dove secondo lui hanno più bisogno.

Cominciamo a fare un giro di quelle in città e avvertiamo che il giorno dopo saremo passati per la consegna, diciamo a tutti che radunino per il giorno dopo i bambini che generalmente sono per strada a mendicare qualche moneta e un pò di riso per il loro vitto giornaliero; per le scuole dei villaggi non importa avvertire, i bambini sono comunque tutti nel villaggio.

Scoprirò in seguito che non tutti i bambini che vivono in queste scuole sono senza famiglia, vengono bensì mandati dalle famiglie a vivere qui perché diventino poi dei religiosi o a loro volta Marabù, scopro anche che il corano ha come precetto il mendicare per la propria sopravvivenza!

Comunque vedendo alcuni di questi bambini mi convinco che hanno veramente bisogno di qualche cosa per vestirsi e anche le bustine di shampoo che ho preso dalla barca saranno ben utilizzate.

Dunque domani mattina si comincia a portare il materiale, bene, sono curioso di vedere le facce di questi bambini e vedere queste scuole e i villaggi dove vivono.

Sono le 5 del mattino e la radio è già a tutto volume?? Che strana musica??

Dopo una mezzora che sono sveglio capisco, è il moezin della moschea qui accanto che comincia a chiamare i fedeli alla preghiera prima dell’alba!

Il viaggio all’interno verso i villaggi inizia verso le 10, circa un ora di pista nel deserto con solo baobab all’orizzonte.

Qualche carretto trainato da un asino o un cavallo che trasporta persone e masserizie si fa da parte non appena sente il rumore del motore.

I villaggi dove ci fermiamo sono veramente piccoli, qualche capanna di paglia e forse qualche casa in muratura, ma niente più.
In ognuno di essi c’è la scuola coranica dove i bambini apprendono la religione ed imparano a leggere e scrivere l’arabo.

La maggior parte di loro vivono nella scuola, il marabù provvede al loro vitto grazie alle donazioni delle persone della comunità e grazie a quanto i bambini riescono a raccogliere mendicando per strada ed andando a lavorare nei campi di qualche coltivatore della zona.

I bambini, bambini bambini bambini bambini bambini, ovunque tanti, tantissimi di tutte le età!


Ogni scuola che visitiamo ha circa 80\100 alunni dai 3 ai 16 anni, piccoli e grandi, tutti in condizioni di indigenza o molto vicini all’indigenza, come tutto il villaggio del resto.

In tre giorni visitiamo 8 scuole, circa mille bambini che con gioia si sono divisi tra loro, cercando la misura più giusta, gli abiti che abbiamo portato, mille bambini che impazzivano di gioia per la giornata di festa e per farsi fare una fotografia.

Ma i bambini in Africa sono milioni di milioni e sono ovunque, mentre passiamo con la macchina riceviamo dei veri e propri assalti solo per avere un pallone in vista sopra il bagagliaio.

E cosí, che fai? Ti fermi, cerchi di aprire uno sportello per scendere, prendi il pallone e lo lanci più lontano che puoi. Urla da tutti i lati richiamano bambini da altre strade e in meno di un minuto 50 teste urlanti mettono in atto una partita di calcio.

Scalzi contro ciabatte, piccoli contro grandi, tutti contro tutti. Con gesti da professionisti del calcio corrono dietro al nuovo pallone; sono dei giocatori nati, agili e veloci.

 

Ma il lavoro dei Corrieri non è solo quello di trasportare e consegnare ma anche e soprattutto di creare una rete di contatti e connessioni che possano servire in futuro per i prossimi che veleggeranno con la voglia di collaborare, ed ecco che arriva tramite il tam tam fatto in Italia con associazioni di volontariato il contatto con Iside.

Iside lavora qua da molti anni a progetti di collaborazione internazionale e conosce molte realtà già operanti con progetti di sviluppo.

VelaBianca, la barca di Mathias e Doreen arriverà qui tra qualche settimana e porterà abbigliamento per neonati ad un asilo nido che sta nascendo nella città di Ziguincor sul fiume Casamance.

Prossimo obiettivo trovare e trasportare fino a qui alcuni computers per un corso di formazione organizzato gratuitamente da un associazione senegalese che da anni lavora nel campo della formazione e delle arti visive.


Altra prova per i Corrieri impegnati in Senegal: trovare fondi e comprare dei computers direttamente a Dakar in un fabbrica locale (Sviluppo permanente).

 

Andrea Marini

 

Salvador de Bahia – 5 aprile 2006

Ecco qui, un altro capitolo si chiude, una felice traversata atlantica si conclude sotto un acquazzone che auspica l’inizio di un nuovo autunno tropicale.

Il carnevale è appena finito e la gente, con tutti i problemi che può avere, non perde mai la voglia di ridere, di divertirsi, è tipico di Bahia.

Bahia, stato brasiliano, meta turistica mondiale, patria della samba e della capoheira, anche qui grattacieli accanto a favelas, macchine lussuose che girano su strade i cui marciapiedi pullulano di persone senza casa, senza niente, abituata ormai a sopravvivere di elemosina, bambini che dormono per strada vittime di quattro criminali spacciatori di crack… Una piaga enorme…

 

    

Salvador de Bahia (Davide ed Andrea - Ednaldo Sà)

 

Eccoci qui, Eleonora è partita dopo avermi accompagnato in questi 17 giorni di mare, ed ora sono qui alla boa davanti al Mercado Modelo.
In direzione del forte Sáo Marcelo è ormeggiato anche NasoBlu di Andrea, arrivato un giorno prima del Gindungo; un’altra volta vicini, come a Las Palmas… e pronti a muoversi con la speranza di riuscire in qualcosa di importante.

Davide e Andrea… camminano per strada, parlano con la gente e vengono presi per hermao, forse lo siamo veramente, sicuramente nel cuore…

Ricomincia il lavoro.
Qui i contatti sono tanti e la volontà di fare qualcosa per fortuna coinvolge associazioni locali e volontari stranieri…

Davide Freschi

 

     

Salvador de Bahia (Davide ed Andrea - Ednaldo Sà)

 

Salvador de Bahia – 3 aprile 2006, ore 10.00.
Il Pelourinho come Babilonia


Ingrano la retro e fermo la barca, vengono lanciate a terra le cime di ormeggio sul pontile del Centro Nautico de Bahia.
Brasile dopo 20 giorni di traversata, una traversata durante la quale ho pensato molto a ciò che ho fatto in Africa per i Correos, una riflessione sul senso di quello che ho visto e che ho fatto in questa prima esperienza.

Il Gindungo è a poppa solo di una giornata e domani anche Davide sarà qua e gia so che dopo una piccola pausa di riposo dovremo parlare, raccontarci dell’Africa e di Capo Verde e vorremo cominciare a fare qualcosa anche qua.

La pausa dura 2 settimane in cui navighiamo per la baia di Todo o’ Santos ed il fiume Paraguaçu, godendoci gli amici che ci hanno accompagnato per la traversata.

Posti tranquilli, villaggi di pescatori dove incontriamo persone molto ospitali e simpatiche, paesaggi meravigliosi dove la natura di questo paese mostra tutta la sua forza.

Le due settimane sono volate e adesso siamo ormeggiati a Salvador, la capitale, una città molto grande, dove si nota subito il baratro che esiste tra ricchezza e povertà.
Accanto ai grattaceli pieni di uffici si vedono rovine e “favelas”.

I discendenti degli schiavi africani qua sono la maggior parte della popolazione: lo stato di Bahia è la più grande comunità “negra” del mondo fuori dall’Africa.
Il primo posto che andiamo a visitare è il Pelo (Pelourinho), la parte antica della città, fino a pochi anni fa una zona totalmente abbandonata.

Adesso questa zona di forte interesse architettonico è stata dichiarata patrimonio universale dall’Unesco, è in atto un lento processo di ristrutturazione che inevitabilmente crea possibilità di lavoro per tanti ma non elimina la grande povertà, la discriminazione: solo una nuova meta turistica.

Molte persone che vivono qua, che qua vivono in strada chiamano questo posto “BABILONIA”. Ci chiediamo “perché?”.

La polizia presidia in modo massiccio questa zona, cerca di garantire la sicurezza ai turisti, cerca di impedire ai turisti che sbaglino strada, che non girino l’angolo sbagliato e si trovino dentro “CRACKOLANDIA”.

Si crackolandia, il paese del crack, la favela, la strada accanto, la strada che sta dietro la facciata appena ristrutturata. Sembra impossibile ma è proprio così, dietro la facciata, girato l’angolo sbagliato si trova la favela, la favela dura, la favela pericolosa, il posto dove anche di giorno con la polizia a tre passi si vedono bambini che fumano crack e si rischia di essere assaltati.

Ma i bambini che vivono per strada si vedono anche nel pieno del centro dove in mezzo ai souvenir tutto sembra tranquillo, dove passeggia il turista che fotografa gli splendidi edifici settecenteschi; bambini che fanno l’elemosina, che raccolgono lattine nell’immondizia, che vendono collanine.

I più grandi si avvicinano con la scusa di regalarti una “fita”, il famoso nastrino colorato simbolo di Salvador e da li cominciano la loro commedia di problemi di aids e problemi di bambini che non hanno da mangiare. Un modo per chiedere soldi e poi andare a comprare droga.

La notte porta stanchezza ed anche perdita di lucidità in queste persone che per tutto il giorno hanno camminato elemosinando qualche centesimo, magari dopo aver dormito una notte per strada.

La notte tutti si fanno più audaci e dopo che la massa dei turisti è andata o rinchiusa tranquilla in un ristorante, i turisti che rimangono vengono presi d’assalto con più insistenza: alle due della mattina ci sono ancora in giro bambini di 7/8 anni, si fermano di lato al tavolo del bar in cui siedi ed aspettano il momento del conto per elemosinare il resto.

Alla notte spuntano anche i lupi, i veri carnefici di questo popolo, giovani ben vestiti, che portano oro e parlano più di una lingua: ti avvicinano con fare tranquillo e ti offrono qualsiasi tipo di droga. “Purtroppo il turismo ha portato maggiori opportunità anche per loro.”

Sicuramente non vendono solo al turista che paga a prezzi europei, ma vendono anche ai ragazzini di qua la loro merce, la vera infamia: una droga che non costa quasi niente e che ti distrugge rapidamente.

La notte arrivano anche le belle ragazze, molto belle, giovani, simpatiche, ottime ballerine che fanno volare le natiche a ritmo di samba con una velocità incredibile.

E’ facile conoscere queste donne, è facile parlare e scherzare con loro e fin troppo facile capire che stanno “lavorando” o che comunque non disdegnano l’opportunità di portare a casa qualche soldo o una serata passata bevendo e mangiando gratis.
Molte siedono al tavolo con turisti molto più vecchi di loro. BABILONIA!

La prima persona che mi detto questa parola (Babilonia) è stato Ednaldo Sà.

Lui è stata la prima persona che ho conosciuto qua quando si è seduto accanto a me e Giovanni sulla scala del Largo do Pelourinho mentre stavamo in silenzio osservando la bellezza di questa piazza dove, questo ci ha spiegato Sa, venivano portati gli schiavi per essere frustati in pubblico e molti di loro non tornavano.

Mentre parlavamo si è fermato un bambino a chiedere qualche moneta per mangiare e lui ci ha spiegato che non bisogna dare soldi a questi bambini e se proprio si vuole comprare loro qualcosa da mangiare bisogna stare con loro e controllare che mangino, perché spesso vanno a barattare le cose da mangiare con la droga!

Non so perché si sia fermato a suonare il suo tamburo proprio accanto a me, non so perché mi abbia raccontato dei suoi progetti di impegno sociale con i bambini, del suo lavoro di musicista impegnato tentando di dare con la sua musica un messaggio sociale.

E da questo incontro avvenuto il mio primo giorno in Brasile nasce un contatto importante per i Correos de La Mar, collaborare con questa persona per realizzare i suoi progetti.
Sà sta lavorando da tempo per aprire una scuola culturale a Marechal Rondom, una scuola per i bambini di questo grande quartiere a Nord di Salvador.

Io e Davide andiamo a vedere questo quartiere, a vedere un posto diverso da quello che vedono di solito i turisti.

Marechal Rondom è un quartiere popolare dove vive la gente normalmente povera di qua, dove accanto ad edifici popolari si estende ancora una favela, dove la gente che ha un lavoro guadagna un salario e niente più, un salario che sono 350 Reales, circa 150 €.

ci spiega che qua i ragazzini sono a rischio perché anche se non ci sono grossi problemi di droga come in altri posti della città, l’indigenza è alla porta e tutti i giorni c’è una forte possibilità di perdersi.

Adesso, dopo un mese da questo incontro, ha trovato i locali per iniziare la scuola, io e Davide abbiamo conosciuto e parlato con tante persone della nostra associazione e del progetto di questa scuola, cosi facendo siamo riusciti a mettere insieme un piccolo gruppo di volontari.

A giugno partiranno le prime aule di capoheira, musica, artigianato, canto, inglese…
Un altro sogno che si sta realizzando.

C’è anche un altro progetto: vive con la sua famiglia alla Rocina, una zona selvaggiamente e tropicalmente verde nel centro di Salvador, nel centro del Pelourinho.

La Rocina è una piccola favela nel centro della Babilonia, con problemi di trafficanti che si nascondono in questa area per fare i loro affari, con problemi di polizia che piantona l’unica via di accesso a questa area e dove le persone che vivono qua (quaranta famiglie) si ritrovano ad essere perquisite ogni volta che escono od entrano in casa, chiunque, indiscriminatamente, bambini e ragazzine incinte comprese.

Il progetto è quello di creare una emittente radio che dia a questa gente una voce, una radio socialmente impegnata che informi e che faccia cultura, che possa dire anche solo che a 13 anni giocando a fare gli innamorati si rimane incinta, e che poi i bambini hanno fame…

Andrea Marini


Salvador de Bahia – 14 maggio 2006

Io ed Andrea siamo a bordo del Gindungo ormeggiato alla boa, nello specchio acqueo che si affaccia davanti al Mercato Modelo e sotto l’Elevador, l’ascensore che porta su, al centro storico della città, al Pelourinho…

Mancano pochi minuti alle 14:00, l’orario stabilito per l’appuntamento con all’entrata della Rocina… già abbiamo rimandato di un paio d’ore a causa della forte pioggia… qui ormai è autunno inoltrato.

La Rocina è il cuore verde del centro, una frazione del Pelourinho, bimbi e grandi che abitano lì ci aspettano: sanno che qualcuno oggi presterà loro un po’ d’attenzione e sono eccitati. Anche se non c’è il sole, molti sorrisi illuminano il nostro incontro.

Alberi di banana, manghi e papaia sono la cornice dell’incontro di persone con diverse culture ma egualmente curiosi e felici di stare un po’ insieme.
Distribuiamo un po’ di magliette e portachiavi, scattiamo fotografie, ci scambiamo sorrisi… è stata una meravigliosa domenica pomeriggio.

Interessante l’incontro con Rhama Kaipoo, in casa di , più tardi.

Rhama è un simpatico indio di Porto Seguro e ci ha intrattenuto con una enorme quantità di informazioni sulla vita e la storia degli indios: dal loro particolare contatto con la natura deriva una profonda conoscenza dell’ambiente in cui vivono; abbiamo anche bevuto una tisana con ben 18 erbe della foresta, da lui selezionate, bevanda energetica e con molte proprietà curative.

Con si parla di progetti sociali: la scuola per i bambini di Marechal Rondom, una comunità molto grande a Nord di Salvador; si discute sul progetto di una emittente radio da installare alla Rocina, una radio che sarà la forte voce delle 40 e più famiglie che lì vivono; e non solo… si parla della forza dell’informazione e di tecniche di comunicazione…

Forza Sà, i Corrieri del Mare sono con te.

Presto molti altri Corrieri saranno pronti a viaggiare sulle ali di questo Aliseo solidale.

Il vento che soffia sulle nostre vele ci porterà ad attraversare mari ed oceani, le nostre piccole barche diventeranno ponti tra popoli con culture diverse, piccoli mezzi di trasporto, sì, ma con un cuore enorme.

Los Correos de La Mar esiste e respira, sta funzionando, ora deve crescere!

Davide Freschi

doreen

Dal diario di bordo di Vela Bianca

Aprile 2006 – Dakar, Senegal

 

Dopo otto giorni di navigazione arriviamo finalmente in Africa.

 

Gli ultimi giorni ci hanno stancato molto: il vento soffiava forte ed il mare era agitato, felici di essere giunti a terra gettiamo l’àncora nel club nautico di Dakar.


Alla partenza da Las Palmas (Isole Canarie), abbiamo caricato a bordo quattro grandi cartoni con giocattoli ed abbigliamento per bambini da donare in Senegal: è solo un piccolo gesto, ma l’inizio di un qualcosa di grande.

 

Noi, Doreen e Matthias di Vela Bianca, siamo tra i primi Corrieri del Mare: navigatori a vela che vogliano aiutare.


Il giorno dopo il nostro arrivo chiamo Iside Baldini .. lei lavora per l’organizzazione ACRA. Da anni lavorano a progetti in Africa ed America Latina. Andrea di Nasoblu ha trovato il contatto tramite amici in Italia.
“Domani sera vengo nel club nautico a prendere i cartoni. Non vedo l’ora di conoscervi…” dice una voce molto simpatica.

Bevendo un bicchiere di birra insieme ci accorgiamo con piacere che non solo la voce è simpatica! Iside ci racconta dei suoi progetti e della vita in Africa. I nostri aiuti saranno destinati ad un asilo infantile nel villaggio di Koubanao in Casamance


Il Casamance è una regione nel Sud del Senegal che prende nome dall’omonimo grande fiume situato tra il Gambia e la Guinea-Bissau, ed è ricco di affluenti e meandri.

E’ la zona dei Diola, un gruppo etnico con una lingua propria e tradizioni animiste. Nella maggior parte del Senegal predominano invece i Wolfof.
“Se avete voglia, potete venire con me a Koubanao per consegnare la merce personalmente, però tra un paio di mesi…”.

Certo che abbiamo voglia!! Aiutiamo Iside a mettere i cartoni nella macchina.

“A presto ... nella Casamance”
 

   

Koubanau-Senegal (Mathias e Doreen di Vela Bianca)

 

Giugno 2006 – Koubanao, Casamance - Senegal

Sono già tre mesi che giriamo tra i meravigliosi paesaggi del Casamance: mangrovie, palme, ostriche e pesce in abbondanza. Il telefonino squilla:

“potete venire domani con il taxí a Koubanao?” domanda Iside.


Ci decidiamo subito e lasciamo la nostra barca in un fiumicello davanti un villaggio. Parliamo con due pescatori ...”non ci sono problemi, qui vostra barca è sicura” rispondono con un sorriso.


Mai abbiamo pensato che nell’Africa occidentale rurale la criminalità non esiste quasi ... almeno per quanto riguarda la Casamance. Da anni girano barche francesi in questa regione ... e mai sono accaduti assalti o furti. La maggior parte delle persone non chiudono neanche la barca!


La vita nei villaggi è semplici e dura: non c’è elettricità, l’acqua non viene dal rubinetto, piccole capanne di legno e/o cemento e l’abbigliamento è spesso stracciato. Si mangia tutti i giorni riso bianco con pesce per colazione, pranzo e cena.


I Diola coltivano il riso e pescano nei fiumi. Qui nessuno muore di fame, il Casamance è il giardino verde del Senegal ...tutto cresce veloce e nella maggior parte dei villaggi c’è l’acqua pulita, anche se è molto faticoso trasportare l’acqua dal pozzo a casa.


A Kubanao ci aspettano.
Iside ci saluta di cuore e ci presenta alla sua collega Cecile e a molti collaboratori del villaggio. Sotto un albero di mango lavorano tutti a un progetto per promuovere la medicina tradizionale. Noi ci sediamo con loro e godiamo dell’ombra fresca.


Con 4000 abitanti Koubanao è considerato un villaggio molto grande – è quasi una piccola città, ed è un villaggio modello.
Gli abitanti si impegnano moltissimo per avere da organizzazioni internazionali finanziamenti per attuare progetti concreti: hanno già realizzato un serbatoio d’acqua, un liceo, una scuola per l’economia domestica e un asilo infantile; e da due settimane sono il primo villaggio dell’Africa occidentale ad avere un cybercafè!
 

Alloggiamo per tre giorni in un Campement (pensione) molto semplice.
Andiamo finalmente con Iside e Cecile all’asilo.


Isak, il direttore dell’asilo, ci saluta e ci fa vedere la casa, anzi, è più una capanna ... in stanze piccole e scure sono seduti in terra i bambini ed ascoltano una maestra. Giocattoli non ci sono!


ACRA sostiene la costruzione di un nuovo asilo più grande. Tra pochi mesi sarà finito.
Dalla piccola capanna stretta usciamo in cortile. Tanti bambini curiosi ci guardano. Ridono e corrono verso di noi. Tutti vogliono darci la mano per primi, toccare la nostra pelle bianca ed i capelli biondi.
Isak grida qualcosa ai circa 100 bambini che subito si siedono per terra formando un circolo. Un maestro comincia a suonare il tamburo, i bambini battono le mani a ritmo e cantano. Recitano un ballo tradizionale ... siamo commossi: bambini di tre, quattro, cinque anni, saltano veloci a ritmo, pare non abbiano mai fatto altro.


Sono solo quattro casse di aiuti, ma tutte le persone importanti del villaggio sono venute: l’Iman, il capo villaggio e il rappresentante dell’associazione che si occupa del coordinamento dello sviluppo del villaggio.
Con parole entusiastiche ed ampie ci ringraziano uno dopo l’altro. Sottolineano l’importanza di questo aiuto e ripetono che sono molto grati. Gli piace l’idea dei viaggiatori in barca a vela che portano aiuti e sperano che altri CORRIERI DEL MARE vengano dopo di noi.
Isak tira fuori da ogni cartone qualcosa: un pantalone di jeans, una maglietta, un pallone e un camion di plastica. I bambini guardano affascinati e sorridono dalla gioia.


Per noi la visita a Koubanao è stata un’esperienza esaltante e la consegna, grazie al contatto con ACRA, un successo.

 

Per noi CORRIERI DEL MARE è molto importante lavorare con organizzazioni serie ed integrare il nostro aiuto in progetti già esistenti che funzionano.


Iside è diventata un’amica ed è un ottimo contatto per tutti i Corrieri del Mare che arriveranno in futuro. Basta contattarla poco prima di arrivare e la merce verrà ritirata direttamente in barca a Dakar o a Zinguinchor, la capitale della Casamance.

Doreen Köhler

 

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